Rettorie
S.PIETRO A CALASTRO
Nella zona dell’antica Calastro, si erge una tra le chiese più antiche della nostra città: S.Pietro a Calastro.
Sull’esistenza di tale chiesa e la denominazione di tale località c’è un primo documento risalente al 1019: “… habitator foris flubeum, territorio plagiense, non procul de illa Turre que dicitur de Hoctaba… propter ecclesia destructa que fuit vocabulo S.Petri … in loco qui vocatur Calistum, in eodem loco foris flubeum ( … abitante oltre il Sebeto, nel territorio plagense, non lontano da quella Torre che è chiamata Ottava… presso lachiesa distrutta che fu sotto il nome di S.Pietro… nella località chiamata Calastro, nel medesimo territorio oltre il Sebeto)”.
Eretta come cappella privata, è stata più volte rimaneggiata nel corso del tempo sicchè oggi non vi sono testimonianze dell’impianto originario.
Possiamo però supporre ,come tanti studiosi,che alla sua nascita, la Chiesa di San Pietro a Calastro “venne eretta proprio sulla costa, che s’è poi progressivamente allontanata per le ricorren¬ti colate laviche vesuviane, arrivando a distarne ora parecchie centinaia di metri; e fatta sorgere proprio nel punto dove la tradizione, alimentata purtroppo solo da leggenda, identifica ancor oggi l’approdo di Pietro nel suo viaggio verso Napoli, alla volta di Roma imperiale”.
Altri documenti ci dicono che la chiesa nel 1120 era proprietà di un tal Sergio di Mitro ( Castaldi : Storia) e nel 1126 era “ inruynata et scohoperta” ( rovinata e scoperchiata ( Capasso: Monumenta).
Nel 1306 la Chiesa fu totalmente riedificata, dunque quello che vediamo oggi non è che uno dei tanti rimaneggiamenti che hanno alterato nel corso dei secoli la fisionomia originale della cappella, che ha tuttavia mantenuto le sue caratteristiche strutturali fondamentali.
La Chiesa è costituita da una navata maggiore e da una laterale di dimensioni ridotte. La navata centrale è coperta da una volta a botte lunettata, che ne scandisce la lunghezza sino all’altare maggiore sobriamente decorato in marmo, che sin dal Seicento ha ospitato una preziosa raffigurazione lignea di S. Pietro fra i Santi Vito e Stefano – recentemente trafu-gata – e avente nell’angolo inferiore destro la scritta “Stephanus Raiola ab Herculaneo pro sua suorumque devotione – hoc opus propriis sumptibus fieri fecit” Anno Domini MDCVI ( Stefano Raiola da Ercolano ( cioè Torre del Greco) a devozione sua e dei suoi quest’opera a proprie spese fece fare. Nell’anno del Signore 1606), mentre in basso a sinistra è raffigurato un uomo con collare alla spagnola che potrerbbe essere il Raiola stesso;simbolicamente sovrastata da un’apertura circolare che filtra la luce da est nelle ore diurne.
Alla destra dell’ingresso un secondo altare, di dimensioni ridotte, ospita una raffigurazione mariana, ribattezzata dai torresi come Madonna della Neve.
L’esterno risente del gusto tardo ottocentesco, infatti la facciata ricalca il tipico schema a capanna terminante con la torretta delle campane.
La fondazione della chiesa da parte di S. Pietro sbarcato sulle coste del lido di Calastro per giungere a Napoli rimane solo una leggenda che ha avuto i crismi dell’ufficialità e della legalità, in quanto nel 1423 il notaio Ruggero Pappansogna, sulla base di un antico diploma, che egli diceva dell’epoca di Costantino, raccontò che sulla spiaggia di Calastro sbarcò il santo proveniente dall’Oriente,il quale battezzò trecento persone fra cui un certo Ampellone, che poi edificò un oratorio dedicato alla Madonna destinato a diventare la chiesa di Pugliano.
Questo documento, come ha poi accertato il sacerdote Giovanni Alagi, è apocrifo, ricco di errori cronologici e di incongruenze. Insomma un grossolano falso storico scritto col solo tentativo di consacrare una favola, una leggenda popolare a verità storica.
A cura dell’arch. Carmela Monti
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